Politica Italiana: Articoli ad argomentazione socio-politca
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Il Caso del viceministro dell'economia Visco e di Unipol (Cooperative rosse)
«Usano le Fiamme Gialle per colpire gli avversari»

di LUIGI FRASCA Lo hanno dipinto come un vampiro pronto a «succhiare» i risparmi degli italiani. Lo hanno attaccato per la sua smania di imporre sempre nuove tasse. Adesso ne chiedono le dimissioni immediate. Il rapporto tra il centrodestra e il viceministro dell’Economia Vincenzo Visco non è mai stato idilliaco. Nelle ultime ore le cose sono peggiorate. Motivo dell’inasprimento la pubblicazione, da parte de Il Giornale, del verbale dell’interrogatorio del comandante generale della Guardia di Finanza Roberto Speciale (risalente al 17 luglio 2006) in cui il militare denuncia presunte pressioni di Visco per azzerare i vertici milanesi delle Fiamme Gialle che si occupavano, tra l’altro, delle indagini relative alla scalata di Bnl da parte di Unipol (azienda legata alle cooperative rosse). Il viceministro nega qualsiasi responsabilità («È l’ennesimo tentativo di creare una bagarre per eludere i fatti, quelli veri») e annuncia che «delle questioni che mi riguardano e della volontà di coinvolgermi in modo falso e distorto si occuperanno i miei legali».
Ma la Cdl vede nel «caso-Visco» la possibilità di assestare un colpo, forse decisivo, al già debole governo presieduto da Romano Prodi e, compatta, chiede le dimissioni del viceministro. Silvio Berlusconi, a Lucca per sostenere il candidato sindaco della Cdl Mauro Favilla, sfrutta l’occasione per attaccare la sinistra e la stampa nazionale che ha tenuto nascosta la vicenda. «Mi immagino - incalza il leader di Forza Italia - che cosa sarebbe successo se una cosa del genere fosse stata addebitata ad un componente del nostro governo, invece vedo con preoccupazione che i grandi giornali, ormai vicini alla sinistra, mettono il silenziatore su una vicenda così grave». «Mi auguro - aggiunge - che i giornali cambino questa posizione e che diano notizia ai loro lettori di questo fatto grave, che non può accadere e che testimonia l’arroganza di questa sinistra che pensa di utilizzare le istituzioni dello Stato, come la Guardia di Finanza, per attaccare gli avversari o coprire proprie operazioni finanziarie». Immediata la risposta del premier Romano Prodi che, da Strasburgo, si schiera deciso al fianco di Visco a cui congerma la propria fiducia. «La richiesta di dimissioni della Cdl - commenta il Professore - non la prendiamo nemmeno in considerazione». Il premier spiega che la questione contestata dalla Cdl è «una cosa vecchia». «Abbiamo già risposto - aggiunge - con estrema chiarezza in Parlamento nel luglio scorso. Si tratta di propaganda». E assicura che Visco, con il quale ha parlato telefonicamente, agirà per vie legali «di fronte a insinuazioni e affermazioni non vere». Al fianco del viceministro anche il segretario Ds Piero Fassino («un vergognoso linciaggio mediatico contro Vincenzo Visco, sulla cui competenza, onestà e rigore istituzionale nessuno davvero può avere il minimo dubbio») e il titolare dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa («È persona che ha eminenti capacità di unire dottrina amministrazione e politica, ma soprattutto ha una rara tempra di galantuomo»). Ma la miccia ormai è stata innescata ed è difficile che il centrodestra spegnerà la polemica visto la concomitanza con la campagna elettorale per le amministrative. Una campagna che continua a ruotare attorno a Silvio Berlusconi che, anche a Lucca, non ha risparmiato nessuno. Dal Milan («Non si fanno pronostici, si va ad Atene per vincere») alla propria salute («Con l’aiuto della medicina voglio campare più di cento anni»); dalla fusione Unicredit-Capitalia («È un fatto in sè positivo, mi auguro che si mantenga una concorrenza che garantisca alle imprese un accesso al credito non condizionato da influenze dall’alto nel senso politico») alla famiglia («Nel nostro programma elettorale c’era un importante piano di edilizia per dare a tutte le famiglie italiane una casa sicura di cui non dover pagare l’affitto»); Berlusconi non si è certo risparmiato. Anche perché la sua è ormai più di una certezza: «La crisi non è della politica, ma di questa sinistra e di questo governo.


Fonte: http://www.iltempo.it/approfondimenti/index.aspx?id=1200230

(CASO UNIPOL) OCCHETTO: D'ALEMA E FASSINO PEGGIO DI CRAXI
DOVREBBERO METTERE DIREZIONE NELLE MANI DI UN CONGRESSO

Roma, 3 gen. (Adnkronos) - ''D'Alema e Fassino? Peggio di Craxi''. Lo dice a Radio Radicale l'ex segretario del Pds Achille Occhetto intervistato sulla vicenda Unipol. ''Si dice che la storia e' maestra di vita -spiega Occhetto- ma c'e' da dubitarne perche' si poteva capire Bettino Craxi in un momento in cui la classe politica si considerava non punibile, ma nel dopo Craxi ci voleva una buona dose di ingenuita'. La prima volta e' comprensibile. Io direi che c'e' qualcosa di peggiore, perche' la seconda volta e' diabolico, dimostrano una scarsa intelligenza politica''.


UNIPOL
: INTRECCIO INACCETTABILE POLITICA-AFFARI

05/01/2006 (Ansa) ROMA - "Un intreccio inaccettabile tra politica e affari". Berlusconi sferra un duro attacco ai Ds e al mondo delle cooperative dopo la bufera scatenata dalle intercettazioni Fassino-Consorte. "Gli ultimi avvenimenti - tuona il Cavaliere - hanno fatto emergere con evidenza quell'intreccio tra giunte rosse e mondo delle cooperative che ha sempre lucrato contratti da parte degli esponenti del partito di cui e' organico", producendo utili esentasse "che sono poi andati a foraggiare il proprio partito di riferimento". Dopo giorni di silenzio, in cui e' rimasto alla finestra a guardare il "gioco al massacro" intestino alla sinistra, il Cavaliere ha lanciato parole di fuoco contro quello che ha definito un intreccio politico-affaristico. Berlusconi ha anche lasciato aperta la porta per l'ok definitivo al ddl del governo sulle intercettazioni, sostenendo che "ci sono i tempi" per approvarlo prima della fine della legislatura.


4 immigrati denunciano le
Coop dei
DS «Ci sfruttano e non pagano»

Lavoratori egiziani assunti da una coop e costretti a lavorare anche 15 ore al giorno sotto il sole e senza straordinari. Montavano palchi alle feste dell'Unità.

Quindici ore filate sotto il sole a montare e smontare impalcature. Per la festa dell'Unità. Hanafi El Sayed e i suoi tre amici, egiziani come lui, proprio non si capacitano: sono stati sfruttati, turlupinati e sottopagati da una cooperativa, una di quelle cose inventate apposta per proteggere chi lavora. Di più: sono stati costretti a spaccarsi la schiena per mettere in piedi la sagra dei diesse, la festa di quel partito che difende i diritti degli operai dal tempo che fu. La storia di Hanafi e dei suoi compagni di lavoro inizia la scorsa estate, quando vengono assunti come operai montatori da una cooperativa bergamasca, la Pro Logistica Scarl. L'incarico le è stato subappaltato dalla Pubblifest, l'azienda prescelta dalla Quercia per gli allestimenti della Festa. Si tratta di montare e smontare i tubi che reggono il palco, dicono i datori di lavoro ad Hanafi. Si gira tutta l'estate di città in città, per la Romagna e anche fuori, fino ad Ancona e Senigallia. Sembra tutto a posto, ma poi il lavoro inizia davvero, e le condizioni sono pessime.

Fonte: ALBINA PERRI (Libero.it) 24/06/04

Le Coop rosse alla conquista dell'Iraq

LE COOP... INTERESSATE ALLA RICOSTRUZIONE! ROMA - Infatti, ecco la Legacoop, che sta ai DS come un cardinale al Papa, a caccia di appalti in Iraq, assieme a un gran numero di altre aziende.Forse si riesce a capire perché il 23 marzo del 2004, il portavoce del centrosinistra abbia dichiarato - come riportavano tutte le agenzie - che "vanno proibite tutte le manifestazioni che inneggino alla resistenza irachena."

Suona strano. Cioè, intendiamoci, mica è vietato. Eppure, quando leggi che tra le tante aziende che si sono presentate all'Ice, l'Istituto per il commercio estero del ministero delle Attività Produttive, per informarsi sulla possibilità di candidarsi per i contratti legati alla ricostruzione dell'Iraq...

...quando leggi che tra queste aziende c'è anche la Legacoop - sì, la Lega delle Cooperative, che qualcuno chiama anche "coop rosse", forse perché ai vertici c'è sempre qualcuno proveniente da Pci o Pds o Ds, proprio come l'attuale presidente nazionale Giuliano Poletti, lui che l'anno scorso ha addirittura detto la sua subito dopo Fassino sul programma dell'Ulivo bè, fa un certo effetto. Cioè, tutta o quasi l'area politica a cui storicamente fai riferimento si è a suo tempo schierata contro la guerra in Iraq perché "nascondeva gli interessi di Bush e soci".

E poi, appena è possibile, ti metti in fila per vedere se c'è da far su qualche soldo? Business is business, gli affari sono affari. Anche a sinistra, altroché. Il seminario promosso dall'Ice si è svolto a Roma giusto ieri mattina. Si è appunto parlato delle opportunità commerciali e di investimento nell'Iraq del dopo Saddam. Ma l'argomento centrale sono stati i cosiddetti "sub-contratti", che rappresentano la porzione più sostanziosa dei bandi di gara per la ricostruzione del Paese, finanziati con 18,5 miliardi di dollari dal governo americano. Vediamo di capire: entro fine marzo dovrebbero essere assegnati i 17 bandi principali, riservati alle aziende che svolgeranno un ruolo di "manager" nei progetti di costruzione (un solo nome italiano tra i pretendenti: quello della Torno di Milano, in lizza in un bando per il trasporto iracheno da 325 milioni di dollari, e in un altro per l'energia da 500 milioni, sempre di dollari). Queste "aziende-manager" si serviranno poi, per portare a termine i progetti in questione, anche di altre imprese, cui affideranno parti del lavoro.

Dunque, per esempio, se una "azienda-manager" viene incaricata di costruire un'autostrada tra Bagdad e il confine con il Kuwait, poi magari sottoscrive un "sub-contratto" con un'altra impresa cui dà da fare i lampioni. Secondo il viceministro alle Attività Produttive Adolfo Urso, questi "subcontratti" partiranno entro la fine dell'estate. Le imprese italiane hanno in maggioranza deciso di concentrarsi su questi. E, come detto, nella lista di chi si sta informando su come entrare in partita in tutto sono circa duecento aziende - c'è anche il nome della Legacoop. Una vicenda, questa, che ben fotografa confusione e contraddizioni che caratterizzano la posizione del "fronte sinistro" sulla questione Iraq. Così, proprio mentre la diessina Gloria Buffo, parlando del voto parlamentare sul mantenimento della missione italiana a Nassiryia, dichiara che "essendo questa una guerra sbagliata, sbagliata è anche la missione e quindi non va sostenuta ma contrastata con un voto contrario, come sostenuto dai Ds in luglio".

Mentre Fassino si annoda in un'intervista al Manifesto, dicendo che "presenteremo emendamenti che dicono un chiaro no al prolungamento della missione in Iraq", ma aggiungendo poi che rinuncerà a votare perché altrimenti darebbe parere negativo anche su altre missioni che invece sostiene. Insomma, mentre a sinistra si litigava fino al delirio, la dottoressa Stefania Marcone - responsabile dell'ufficio relazioni internazionali della Legacoop - ascoltava interessata il viceministro Urso rimarcare come l'Iraq, nei prossimi mesi e nei prossimi anni, "avrà dei tassi di crescita notevoli a livello economico, produttivo e occupazionale", sottolineando poi "il grande interesse manifestato dalle imprese italiane anche in questo seminario, dove hanno partecipato in oltre trecento" .

Un incontro, quello organizzato dall'Ice, al quale hanno partecipato anche il ministro del Commercio iracheno Ali Allawi e il responsabile dell'Autorità Provvisoria della Coalizione (Cpa) per le privatizzazioni e lo sviluppo del settore privato, Thomas C. Foley. E rientra in un programma molto più ampio, la cui prossima tappa è rappresentata dalla riunione programmata per il prossimo 19 marzo in Confindustria, che riunirà ancora le aziende italiane che aspirano ai contratti in Iraq. Ad aprile, poi, è previsto un meeting in collaborazione con il governo provvisorio dell'Iraq tra le imprese italiane e quelle irachene.

Peraltro, le opportunità per le imprese italiane sono aumentate dopo l'adozione da parte dell'Autorità Provvisoria della Coalizione dell'ordinanza n. 39 sugli investimenti esteri, che punta appunto a suscitare l'interesse degli investitori stranieri al rilancio dell'economia irachena soprattutto del settore privato, in passato considerato marginale. E basta un'occhiata alla lista di chi, tra i "marchi" italiani, si sta preparando alla gara, per comprendere come si tratti di un piatto che fa gola all'intero circuito economico e produttiva del nostro Paese: da Pirelli a Telecom, da Mediobanca al Monte dei Paschi, da Impregilo all'Ansaldo Breda. E tantissime altre. Compresa, appunto, la Legacoop. Alla faccia dei Correntoni.

Fonte: http://www.kelebekler.com

 

CLAN E APPALTI / Raffica di arresti di amministratori locali a Palermo
Coop rosse? Cosa nostra
Quindici in cella, indagati sindaco ed esponente politico dei Ds

Palermo,
Numerosi arresti e perquisizioni a Palermo nei confronti di imprenditori di cooperative “rosse” e amministratori locali accusati di condizionamento mafioso degli appalti. Nell’ambito dell’operazione denominata “Coop Impero 5” i carabinieri hanno recapitato un avviso di garanzia anche a due esponenti di spicco dei Ds, Gianni Parisi, membro della direzione regionale, e Domenico Giannopolo, deputato regionale, sindaco di Caltavuturo (Palermo) e marito del sindaco di San Giuseppe Jato, Maria Maniscalco, ipotizzando il loro coinvolgimento nel quadro della gestione illecita degli appalti.
Associazione per delinquere di stampo mafioso, turbativa d’asta, truffa aggravata, corruzione sono i reati più gravi contestati agli indagati emersi nel corso di un’indagine coordinata, oltre che dai vertici della Procura di Palermo, anche dal sostituto procuratore nazionale antimafia Alfonso Roberti. Quindici, in tutto, le persone arrestate.
Il nucleo centrale dell’indagine è costituito dalle dichiarazioni del pentito Angelo Siino, ex “ministro dei lavori pubblici” di Totò Riina. Le dichiarazioni di Siino, però, sarebbero riscontrate da numerosi altri collaboratori, fra i quali figurano Giovanni Brusca, Vincenzo La Chiusa e Salvatore Lanzalaco. Un riscontro, in particolare, alle rivelazioni di Siino sui rapporti tra uno degli arrestati, Stefano Potestio, e alcuni esponenti dei Ds sarebbe stato offerto dall’imprenditore agrigentino Filippo Salamone, che ha fatto agli inquirenti alcune importanti ammissioni sull’intreccio mafioso che ruota attorno agli appalti in Sicilia.
Le indagini continuano. Nei prossimi giorni, i pm Gaspare Sturzo e Gaetano Paci, che insieme al procuratore aggiunto Guido Lo Forte hanno coordinato l’inchiesta, hanno in programma un fitto calendario di interrogatori che potrebbe allargarsi anche a numerosi componenti degli organismi direttivi dei Ds in Sicilia, nel quadro di un accertamento di responsabilità che riguarda l’ipotesi della presunta “copertura” politica a favore delle “coop rosse” nella spartizione illecita degli appalti.
L’indagine ricostruisce un contesto imprenditoriale-mafioso nel quale le “coop rosse” si sarebbero mosse nell’ambito di un accordo spartitorio illecito garantito da Cosa nostra. In particolare, secondo la Procura di Palermo, i protagonisti dell’imprenditoria rossa avrebbero condotto per anni una sorta di perverso “doppio gioco”: da un lato attivando i canali con Cosa nostra per ottenere una quota di appalti nella spartizione illegale; dall’altro, attivando i loro rapporti privilegiati con l’area politica di riferimento, quella appunto dei democratici di sinistra, per ottenere la “gestione politica” di quegli appalti. Il patto scellerato sarebbe andato avanti fino all’arresto di Angelo Siino, avvenuto nel ’91 e, in alcuni casi, anche in un periodo successivo.
Il nome di Giannopolo salta fuori nell’indagine su un appalto bandito a Caltavuturo, nel ’98, per la realizzazione di una rete idrica costata alcuni miliardi di lire. Parisi è invece indagato per i suoi presunti rapporti con Stefano Potestio, imprenditore attivissimo a Polizzi Generosa, vicino a Caltavuturo: vincitore di numerosi appalti, Potestio si sarebbe rivolto a Cosa nostra per entrare nel sistema della spartizione illecita.
Fra gli altri imprenditori delle Madonie, legati alle coop rosse, finiti in manette nel blitz antimafia ci sono Francesco D’Anna, Pietro Martino e Tommaso Orobello, tutti “specializzati” nell’aggiudicazione di appalti pubblici miliardari, secondo il vecchio meccanismo spartitorio raccontato da Siino. Dei provvedimenti di custodia cautelare, dieci sono in carcere e sei agli arresti domiciliari. Un sedicesimo imprenditore è tuttora latitante.
I carabinieri hanno perquisito anche gli uffici della “Iter”, una cooperativa rossa nella quale per diverso tempo ha lavorato Luigi Colombo, altro “storico” esponente dei Ds.

 Fonte: http://old.lapadania.com/2000/settembre/21/21092000p15a1.htm

 

Alcuni addetti alle pulizie dei treni Fs sostituiti perché scioperavano
Coop rosse antisindacali
I lavoratori protestavano per il rinnovo del contratto - Dimitri buffa

Hanno sostituito i lavoratori delle pulizie sui treni delle Fs e nelle stazioni che scioperavano per 48 ore lo scorso 22 febbraio per il rinnovo del contratto di lavoro di categoria. Il povero Antonio Gramsci si rivolterà nella tomba quando sentirà di questa denuncia per attività anti sindacale contro le maggiori cooperative cosiddette rosse d’Italia relative ad atti di crumiraggio svoltisi a Firenze e in Toscana. Eppure carta canta: l’atto di accusa è partito il 23 febbraio scorso a mezzo telegramma da parte del legale rappresentante di uno dei tre consorzi che insieme alla cooperativa Ancp gestiscono attualmente il servizio di pulizia sui treni ed è stato inviato per conoscenza anche al prefetto di Firenze, dove si sarebbero consumati i misfatti di crumiraggio, e alle maggiori organizzazioni sindacali, Cgil, Cisl e Uil, della Toscana. Risultato? “Il silenzio più assoluto”, come racconta un autorevole fonte ai lettori de la Padania. «Si vede che ora che sta per scadere l’accordo quadro del 1991 e che le cooperative sperano di potere subentrare agli attuali consorzi nell’appalto delle pulizie sui treni e nelle stazioni, avranno ritenuto che ogni mezzo è lecito: tanto a loro che importa se alla fine verranno licenziati 4 mila lavoratori, l’importante è che i loro soci cooperatori subentrino nell’appalto... ».
C’è da dire che l’attuale rinnovo del contratto di lavoro appare quanto mai problematico: «nel 1991 i grandi sindacati ci costrinsero ad assumere lavoratori con i contratti da ferrovieri nel settore pulizie e questo comportò un aggravio dei costi pari al 1520 per cento. Poi le Fs ci chiesero un ulteriore taglio dei costi del 20 per cento per aggiudicarci gli appalti in cui entrò anche la coop Ancp, adesso le stesse Fs, dopo dieci anni, d’improvviso pretenderebbero che noi si cambi il contratto a tutti facendoli ritornare spazzini e quelli è logico che scioperino... . Noi avevamo anche proposto di mandare via con gli anni e gli incentivi quelli che attualmente avevano questo contratto e di assumerne di nuovi con diversi criteri, di modo che in un certo numero di anni tutto si aggiustasse, ma alle Ferrovie adesso vogliono tutto e subito, con l’unico risultato sicuro che non potendo noi adeguarci alle improvvise pretese dell’ultimo momento, noi si sia costretti a rinunciare agli appalti e a licenziare tutti, tanto i soci cooperatori sono già pronti a prendere il posto degli attuali operai impiegati alle pulizie sui treni... ».

 
Come a dire: l’hanno già fatto per sostituirli mentre scioperavano. Insomma a piazzale della Croce Rossa prima o poi bandiera rossa la trionferà.  

Fonte: http://old.lapadania.com/2001/aprile/04/04042001p04a2