Politica Italiana: Articoli ad argomentazione socio-politca
Note su contenuto e ©opyright degli articoli recensiti

Estratto dal rapporto Onu sulla Giustizia in Italia

Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite, 58a sezione
Rapporto del relatore speciale sull'indipendenza dei giudici e degli avvocati
Dato's Param Cumaraswamy, presentato conformemente alla risoluzione  della Commissione sui Diritti Umani
'01/39



Punto 9) …Alcuni giudici e pubblici ministeri sono stati definiti di sinistra, segnatamente coloro che hanno svolto una decina di anni fa a Milano le inchieste di corruzione riguardanti una parte della classe politica (…) e che continuano oggi ad indagare in tal senso.

Punto 19)… A questo punto, è necessario parlare del caso di Francesco Saverio Borrelli, procuratore generale di Milano, che è stata oggetto di attacchi dopo un discorso da lui pronunciato a Milano durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario. Nel suo discorso, il Procuratore Generale ha evidenziato i problemi che riguardano l'amministrazione della giustizia e ha espresso commenti sui ritardi riscontrati in alcuni processi e sulle proposte di riforma del Governo. In conclusione, ha chiamato la gente a "resistere, resistere, resistere" contro i tentativi di indebolire il sistema ed attaccando il governo. Queste osservazioni sono state ampiamente diffuse dai media e criticate dallo stesso  governo che le ha ritenute provocatorie e politicizzate. Borreli è uno di coloro che vengono definiti di sinistra.

Punto 27)... Tutto ciò ha contribuito a creare un clima di sospetto e di diffidenza reciproca tra governo e magistrati. Ogni riforma che riguarda l'amministrazione della giustizia viene percepita con sospetto e col timore che possa minacciare l'indipendenza dei magistrati. Le decisioni giudiziarie, essenzialmente quelle prese nell'ambito dei processi milanesi che coinvolgono personalità eminenti, vengono viceversa ritenute faziose e di sinistra.

Il relatore speciale Onu
sull'indipendenza dei giudici e degli avvocati
Dato's Param Cumaraswamy

 

IN ITALIA TRE ANOMALIE: MAGISTRATURA, OPPOSIZIONE E STAMPA

Intervista di S.Berlusconi alla Voce di Rimini e alla rivista inglese «The Spectator»
Fonte: Corriere.it - 5 settembre 2003

«La realtà italiana è che è una democrazia assoluta con delle anomalie».
L'opposizione «non democratica», la magistratura «estremamente politicizzata», la «disinformazione da parte della stampa». Berlusconi ha dipinto così l'Italia nell'intervista apparsa su «La Voce di Rimini». «Abbiamo un'opposizione che non è del tutto democratica perchè è fatta di persone che furono comunisti e protagonisti del partito comunista italiano che era stalinista in origine. Un'altra anomalia, che all'estero non è conosciuta - prosegue il Cavaliere - è che abbiamo una magistratura estremamente politicizzata. E la terza anomalia è che c'è una enorme disinformazione da parte della stampa. Basta leggere "Repubblica", basta leggere "l'Unità", sono quotidiani completamente al servizio della sinistra. Se leggete l'Unità penserete di star vivendo sotto una tirannia». «Qual è la prova che noi abbiamo una magistratura politicizzata?», si chiede Berlusconi, e subito si risponde: «la dichiarazione stessa dei giudici. In una delle loro organizzazioni, «magistratura democratica», hanno dichiarato pubblicamente che i loro membri devono usare il sistema legale per rovesciare lo stato borghese».

 

«Giudici rossi, ora basta»
Calderoli: l’Ulivo vuole continuare ad utilizzare i magistratiper sbarazzarsi di noi

di Gianluca Savoini

 

«I girotondisti di sinistra, pochini in verità, che hanno inscenato il loro giochino preferito davanti al Senato per protestare contro il disegno di legge Cirami (quello sul legittimo sospetto, ndr), urlavano a squarciagola parole quali “vergogna” e “mafiosi” indirizzate contro il governo. Io credo invece che debba vergognarsi e sentirsi mafioso che pensa di utilizzare magistrati di parte per annientare il proprio avversario politico e chi si presta a simili porcherie».
Roberto Calderoli, coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord, ha assistito, in qualità di vicepresidente del Senato, alla protesta di alcuni esponenti dell’Ulivo i quali, forse provando nostalgia per l’infanzia, si mobilitano tanendosi per mano, saltellando e insultando i rappresentanti del governo. Questa volta a causa del disegno di legge di riforma processuale che introduce il “legittimo sospetto” come causa di trasferimento dei processi.
«Scandalosa non è una legge che garantisce un giudice naturale e imparziale - attacca Calderoli -. Scandaloso è che si cerchi di negare questo sacrosanto diritto. Le proteste della sinistra non fanno altro che evidenziare, se ancora ce ne fosse il bisogno, come la gallina che canta è quella che ha fatto l’uovo. E quello che abbiamo oggi sul tavolo è sicuramente un uovo di struzzo».
Senatore Calderoli, la sinistra attacca il ddl Cirami in quanto, secondo loro, è una riforma fatta a vantaggio dei processi che riguardano Berlusconi e alcuni suoi uomini. È così?
«Assolutamente no. Il processo a Berlusconi è ormai un’ossessione per la sinistra e per certa magistratura politicizzata. Ma questa legge serve soprattutto a garantire giustizia a chi ha subìto processi per motivi politici, alla gente comune che non ha protettori influenti».
Come i leghisti, quando vennero messi sotto processo qualche anno fa?
«Sì, come i leghisti, accusati di chissà quali crimini, quando si trattava soltanto di reati di opinione basati sul famigerato codice Rocco dell’era fascista. I reati d’opinione, in un paese democratico, dovrebbero essere banditi, altrimenti si possono fabbricare “mostri” sulla base di accuse assolutamente strumentali. Tornando alla legge Cirami, questa norma potrebbe inoltre porre definitivamente fuori gioco l’influenza della cosche mafiose che da tempo minacciano la correttezza dei processi in zone caratterizzate da quel fenomeno criminale. È evidente che le polemiche della sinistra sono assolutamente pretestuose e infondate».
Chi si scaglia contro questa legge, quindi, si assume responsabilità ben precise?
«Chi si scaglia contro questa legge, si scaglia contro il comune cittadino. È talmente naturale che ci deve essere un giudice terzo e “super partes” che pare incredibile questo attacco della sinistra. Non si può sempre far riferimento a Berlusconi, quando si parla di problemi inerenti la giustizia e le sue riforme. È chiaro che se qualcuno vuole dare una lettura di parte, potrà sempre incolpare Berlusconi di tutti i mali del mondo».
L’ex ministro Pecoraro Scanio, dei Verdi, minaccia che l’Ulivo bloccherà tutti i decreti qualora passasse il ddl Cirami.
«Mi sembrano paroloni lanciati per fare rumore e lasciano il tempo che trovano. La maggioranza non si farà certo intimidire da simili proclami, o meglio, da simili trombonate. Certo, pensare che ci sia qualcuno che pensi di bloccare ad esempio la proroga sugli sfratti, mettendo la gente sulla strada, dà un’idea di come la sinistra e Pecoraro Scanio interpretino i problemi della giustizia».
Da Milano il procuratore della Repubblica Gerardo d’Ambrosio definisce il ddl Cirami una “catastrofe naturale”. Addirittura?
«In questi frangenti i giudici dovrebbero tacere e soprattutto evitare di alzare i toni, in quanto sono parte in causa. Perché se i giudici intervengono su tali delicatissimi aspetti giudiziari, allora il sospetto è veramente “legittimo”...».
Ha sentito che insieme ai “girotondini” capitanati dal regista Nanni Moretti domani (oggi per chi legge, ndr), davanti al Senato, ci sarà anche Di Pietro?
«Si vede che Moretti viene a fare il girotondo perché mira a fare politica. O forse è Di Pietro che si esibisce in questo modo perché mira a fare il regista?».

Fonte: http://old.lapadania.com/2002/luglio/31/31072002p04a1.htm

 

«Partito dei giudici, puntello di regime»

“..d'altra parte, i magistrati si sono trasformati nel braccio armato della sinistra, e come tutti gli eserciti, il primo a temerne la forza è il sovrano che li ha reclutati.”
di Marco Civra

ROMA
La seconda Repubblica non è mai nata e quella attuale non è che la brutta copia della prima. Lo stesso regime, con gli stessi protagonisti.
E' la tesi di un "vecchio" membro del Csm, Mauro Mellini. Deputato radicale negli Anni Ottanta, avvocato penalista, approdato al Consiglio Superiore della Magistratura otto anni fa, è da sempre "contro". Non credeva alla Bicamerale, ma non crede neppure che l'Italia possa "uscire dal pantano", come ha scritto in un libro appena pubblicato, "Il regime gattopardo", attraverso le riforme istituzionali. La sua tesi è che il regime, mai sconfitto, si tiene in piedi attraverso un sistema di alleanze politiche ma si avvale di strumenti non politici. Primo fra tutti il cosiddetto "partito dei giudici". Esiste davvero? «Purtroppo sì. Tra tutti i settori dello Stato, la magistratura è sempre stato quello più indipendente da vincoli, controlli e responsabilità, ed al tempo stesso il meno responsabile e il più politicizzato. Un caso unico nel mondo civile.
Ad aggravare questa situazione, un'altra anomalia tutta italiana. I magistrati hanno occupato di fatto il Ministero di Grazia e Giustizia, che dovrebbe controllare il loro operato, e tutta una serie di commissione amministrative e internazionali di ogni genere. Abbiamo giudici ai vertici del Parlamento e del Governo. Un vero e proprio "partito", con tanto di posti di potere e di sottogoverno».Accanto ai giudici, lei chiama in causa un altro "partito trasversale", quello dei giornalisti.Non le pare una tesi forzata?«La stampa ha responsabilità precise. E' sempre stata l'alleata principale del protagonismo dei giudici. Le ragioni sono molteplici. Tecniche, innanzitutto, perchè il magistrato può passare notizie, fornire indiscrezioni, aiutando la carriera dei cronisti amici. Ma ce ne sono altre meno appariscenti, legate agli interessi dei grandi proprietari della carta stampata. I principali quotidiani diedero un sostegno enorme a Mani Pulite e sono tutt'oggi i principali sponsor di tutte le iniziative associative della Magistratura. Non c'è congresso ufficiale o piccolo convegno che non goda della massima attenzione da parte dei mass media. Magistrati e giornalisti, che sono le due corporazioni ancora vive in Italia dopo la caduta del fascismo, collaborano in modo organico fra loro e, insieme, a favore di un ben determinato interlocutore politico».E chi sarebbe questo interlocutore?«Naturalmente l'Ulivo, ma più precisamente quelle componenti che a suo tempo realizzarono il compromesso storico». Ex comunisti ed ex democristiani?«Esattamente. Prendiamo le elezioni del 96. L'esito era scontato. Mandato a casa l'intruso Berlusconi, rotta l'alleanza con la Lega, tutelati dall'azione della magistratura contro Forza Italia, non restava che raccogliere quanto seminato. Alla faccia della "par condicio", con una delle campagne elettorali più manipolate dell'intera storia repubblicana, è stato confezionato un risultato su misura. Risultato: capo del governo diventa Romano Prodi, già demitiano, ministro della prima repubblica, massimo esponente di quel ceto di boiardi di Stato, gestori del sistema consociativo delle partecipazioni statali. Un bel quadripartito, fra popolari, pidiessini, giudici e giornalisti».Come si concilia questa sua tesi con l'ingresso nel governo di Antonio Di Pietro, che pure aveva interrogato duramente Prodi?«Un gesto di saldatura fra i poteri vittoriosi. Ma anche il segno di una "pace armata", nella quale ex Pci e giudici si ricattano vicendevolmente. D'altra parte, i magistrati si sono trasformati nel braccio armato della sinistra, e come tutti gli eserciti, il primo a temerne la forza è il sovrano che li ha reclutati. Anche se in questo momento eseguono fedelmente il compito di attaccare l'opposizione, attraverso le inchieste finanziare a carico di Berlusconi o le accuse ridicole e strumentali a Bossi».

   

Giudici senza frontiere

Di Gianni Baget Bozzo, tratto da Avanti! del 29 ottobre 2003

 Giudici senza frontiere. Non è uno slogan che faccia un bell'effetto, soprattutto in Italia dove i giudici e i procuratori sono divenuti una corporazione governante che tiene la democrazia sotto schiaffo. Pensare a una Boccassini europea deve far correre un brivido di terrore ad ogni politico che si rispetti, perché l'apparenza di uno scheletro nell'armadio è evocabile da un procuratore come i fantasmi in una seduta spiritica. Tanto più che in Spagna vi è una Bocassini mondiale come Baltasar Gazòn, procuratore alla Corte Suprema, che è riuscito a fare il golpe contro Pinochet che è di destra e a sparare in aria contro Fidél Castro che è di sinistra. E poi vi sono i giudici belgi che hanno incriminato persino il Presidente George Bush per la guerra del Golfo e il Capo del governo israeliano Sharon per Sabra e Chatila. Pensare che ci sia un giudice a Berlino non è più un pensiero confortante, è un pensiero che fa rabbrividire. Non esiste alcuna garanzia che ci sia un Di Pietro per un solo paese: un procuratore ha sempre il suo Di Pietro in borsa come un soldato napoleonico aveva, si dice, il bastone di maresciallo.

Il Presidente del Consiglio si è lasciato trasportare dal desiderio di pace con il socialdemocratico Shulz, definito argutamente capò in un celebre incidente parlamentare, sino a dire a Strasburgo, che il Parlamento italiano discuterà questo disegno di legge europeo. Sicuramente per respingerlo perché contrario alla nostra Costituzione.

Non vedo come i diritti costituzionali degli italiani sarebbero salvi se, per usare una celebre battuta di tempi neri, non fossero certi che chi bussa alle sei del mattino non è il lattaio ma il mandato di cattura europeo.

Il Presidente del Senato Marcello Pera di cultura popperiana e di vocazione garantista ha voluto, secondo le regole del suo maestro, "falsificare" alla luce della Costituzione italiana il mandato di cattura europeo.

Non compendiamo con tanto interesse sulle competenze nazionali dei parlamenti e dei governi e sulle competenze europee delle istituzioni europee, che si è manifestato nella Convenzione costituzionale e nella Conferenza intergovernativa, sia caduto dinanzi a questa europeizzazione senza garanzie del mandato di cattura.

Sono decenni che sentiamo dire che il principio di sussidiarietà è il criterio fondamentale che governa le istituzioni europee. Non si comprende perché il principio di sussidiarietà non valga di fronte a questa internazionale di giudici delle Procure europee che agirebbero come un potere immediato sul diritto costituzionale del cittadino alla propria libertà. Ci congratuliamo con la Lega che ha avuto il coraggio di dire che non avrebbe mai approvato il disegno di legge europeo: esso sazierebbe la fame di procuratori e di arresti della sinistra, per cui vale lo slogan di Focault: "sorvegliare e punire".

Credo che la Casa delle Libertà debba combattere contro l'europeizzazione delle procure come ha combattuto l'esorbitanza delle procure sul territorio nazionale.