Politica Italiana: Articoli ad argomentazione socio-politca
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EURO, PRODI E IL CAROVITA

L'Introduzione della moneta unica "Euro" ha frenato l'economia ed ha portato all'aumento generalizzato dei prezzi rendendo insostenibile la vita per molte famiglie italiane.
Ma chi è che ha voluto fermamente l'ingresso nella moneta unica, tanto da aumentare vertiginosamente le tasse e tagliare le spese per raggiungere questo famigerato "obiettivo", senza occuparsi minimamente delle conseguenze ?
Chi è che ha accettato anche il
cambio Euro/Lira di 1 a 2.000 (che ben presto si è trasformato nel cambio 1 Euro=1.000 lire) determinando il raddoppio dei costi per la maggior parte dei servizi e beni di consumo ?
In pochi lo ricordano ma di ciò dobbiamo ringraziare il governo di centro sinistra che fino al 1999 era presieduto dal famigerato
Romano Prodi, proprio colui che dopo il forzato esilio europeo (il suo governo fù sfiduciato dalla sua stessa maggioranza) oggi sembra volersi ricandidare per le elezioni politiche del 2006 (!): Più che di "minestra riscaldata" trattasi di "disastro annunciato".


Il ministro dell'Economia: l'aumento dei prezzi colpa della moneta «malfatta» del presidente della Commissione Ue Romani Prodi
 Fonte:  Corriere della sera (17 febbraio 04)    

A tenere banco è ancora una volta l'euro e l'effetto che avuto sui prezzi nel nostro Paese.
È l'euro «malfatto» del «candidato» Prodi la causa dell'aumento dei prezzi. Non usa mezze parole e neppure mezze misure il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, per spiegare le ragioni del carovita contro il quale ha deciso di scendere in campo con decisione, nel 2004, «per capire dove sono andati a finire i soldi» e «fare un pò di giustizia». Ma le misura annunciate dal governo con i controlli a tappeto sui commercianti, la lotta all'evasione e perfino il tabellone che monitora i prezzi di quartiere esposto presso gli uffici postali, incassano poche battute di apprezzamento e gettano altra legna sul fuoco della polemica.


Ad accendere la miccia è proprio il ministro dell'Economia, che da Genova torna sulla questione dell'euro rispondendo a chi gli chiedeva le ragioni dell'aumento dei prezzi: «I prezzi? Lo chieda al candidato Prodi e al suo euro malfatto».

I governi Prodi, D'Alema, Amato non hanno difeso l'interesse nazionale:
avrebbero dovuto imporre un valore di conversione lira-euro più favorevole all'Italia ed anche introdurre la "banconota da un euro" per far percepire il vero valore della nuova moneta.


A PRODI UNA SUPERLIQUIDAZIONE DA
2 MILIONI DI EURO  

Fonte: http://www.radicalibologna.it


È il premio per l'impegno politico del Professore previsto dal contratto sottoscritto in aprile dai leader del Listone ulivista

ROMA - L'avventura europea è agli sgoccioli. E di posti tra Bruxelles e Strasburgo non se ne vedono. In Italia nemmeno i suoi si sbracciano perché torni. Ha tentato di lanciare un progetto, il Triciclo, ed è finita com'è finita. Ha proposto una Costituente dell'Ulivo e tra chi non era d'accordo, chi ancora si leccava le ferite del voto triciclesco, chi, infine, non ha ben capito cosa sia, anche questo tentativo è andato a vuoto. Tempi duri per Romano Prodi. Ma per fortuna la politica non è tutto.

Se gli ideali certe volte non rendono, almeno i soldi non tradiscono. E a Prodi, per i prossimi due anni, non mancheranno. Sul suo conto corrente, infatti, saranno presto trasferiti 2 milioni di euro. Causale del versamento: l'impegno nel progetto Lista "Uniti nell'Ulivo". Pazienza se il risultato ha lasciato un po' a deside- rare. E se chi ne ha condiviso il disegno l'ha già archiviato. Prodi riscuoterà comunque una sorta di rimborso per il ruolo di padre nobile, fondatore e ispiratore della fu Lista Unitaria. Così prevede il contratto stipulato dai leader del listone davanti al notaio. La firma risale al 19 aprile scorso. L'accordo è stato sottoscritto dai rappresentanti dei tre partiti presenti in Parlamento: Ugo Sposetti per i Ds, Luigi Lusi per la Margherita, Giuseppe Albertini per lo Sdi. Si trattava di stabilire come suddividere i rimborsi elettorali che la legge assegna ai partiti che si presentano alle elezioni. Dopo attenti calcoli e difficili trattative si è deciso che ai Ds sarebbe andato il 50,20 per cento, alla Margherita il 43,30, allo Sdi il 5,50, ai Repubblicani di Luciana Sbarbati l'un per cento. Fuori sacco, invece, il compenso per l'uomo ombra del listone. Senza metterlo per iscritto, si è deciso di dare a Prodi un milione di euro per il 2004 e un milione per il 2005. Circa 4 miliardi delle vecchie lire. In base ai risultati delle urne, la lista Uniti nell'Ulivo ha diritto a 80.762.354 euro, a fronte di spese elettorali per 10 milioni. In vecchie lire la cifra si aggira sui 156 miliardi. Secondo l'accordo fatto e in base ai voti presi, la Quercia incas- serà 40.542.702,08 euro, la Margherita 34.970.099,60, lo Sdi 4.441.929,5 e i Repubblicani 807.623,5 euro. Quindi, l'onorario per Prodi. La somma va ricavata a parte, visto che Prodi non si è candidato in alcuna circoscrizione, né è leader di uno dei quattro partiti del listone. Ma per essersi impegnato, si è impegnato. Sua è l'idea di fare una lista unitaria. Suo è il pressing perché si realizzasse. Ha incontrato leader e colonnelli. Ha discusso perfino con i non am messi al listone (Cossutta, Pecoraro Scanio). Anche limitandosi alla campagna elettorale vera e propria, di tempo ed energie ne ha impiegate. Ha partecipato, gennaio scorso, alla convention del Palalottomatica che ha lanciato la lista Uniti nell'Ulivo. Si è fatto un incontro pubblico in ciascuna circoscrizione elettorale (cinque in totale). E, cosa non di poco conto, ha messo la sua faccia. Su manifesti, volantini, depliant, adesivi. Merita o no un rimborsino? I leader del Triciclo, litigiosi, magari volubili ma sui soldi corretti, si sono impegnati a versare la cifra. Un milione di euro subito, un milione l'anno prossimo. Così sarà. Resta da capire da dove prenderanno i soldi. Le ipotesi non sono molte: o decidono di autotassarsi, attingendo ciascuno dalle casse dei partiti. Oppure ritagliano una percentuale dalla quota dei rimborsi elettorali che in base all'accordo spettano a ogni partito. Anche qui il calcolo è denso di insidie. Dovranno dare di più i Ds che sono pur sempre il primo partito del listone o la Margherita, seconda per risorse e voti ma politicamente più vicina a Prodi? Se il criterio è la potenza dell'apparato, sarebbe giusto se versassero di più i Ds. Ma è noto che le casse del Botteghino languono. Oltretutto Prodi non è un uomo loro. Se il criterio è politico, giusto sarebbe se la Margherita si dimostrasse più generosa. Ma si sa che quando si tratta di metter mano al portafogli, l'amicizia viene dopo. In ogni caso, Prodi avrà quello che gli spetta. Una pensione tranquilla in vista di un futuro che è ogni giorno più incerto. A metterlo in dubbio sono proprio i "suoi". La lista unitaria, sua invenzione, è già al capolinea. Franco Marini ha detto chiaro e tondo che per le elezioni regionali non se ne parla. E la costituente dell'Ulivo da tenersi in autunno, ultima idea di marca prodiana? Ciriaco De Mita, anche lui della Margherita, l'ha definita una «proposta contronatura». Quanto a Prodi candidato premier per il 2006, l'ex segretario dc se l'è cavata rispondendo che «leader non è chi vince le primarie, ma colui che riesce a tenere insieme una coalizione di forze diverse sulla base di un programma condiviso». Dal prodiano Arturo Parisi al diessino Pierluigi Bersani tutti smentiscono che la leadership di Prodi sia in discussione. «Non esistono alternative», è il ritornello. E se spuntasse un'alternativa? Meglio non chiederselo. Si goda la pensione, Prodi. Il futuro si vedrà.
 

EURO: PRODI e CIAMPI MENTONO SAPENDO DI MENTIRE
Perché l'euro di Prodi è la rapina del millennio


di Marco Saba a cura di Nereo Villa

La recente polemica sull'euro, innescata dalla raffica di fallimenti ed indagini sui bond "allegri" (Argentina, Cirio, Parmalat, etc.), è scatenata anche dal fatto che la spesa per le famiglie sta raddoppiando. Cosa che lascia il lettore confuso e brancolante nel buio monetario. Occorrerebbe aver letto i testi della Scuola Austriaca di Economia, pubblicati in inglese e liberamente disponibili sul sito www.mises.org, per capire il bandolo della matassa: l'attuale sistema bancario è in perenne bancarotta fraudolenta a causa della riserva frazionaria.

A monte, l'emissione monetaria è lasciata ad una banca centrale privata, ad un monopolio di privati che ne sono soci, e che si arricchiscono con la truffa del signoraggio. La Banca Centrale Europea, di cui sono socie le banche centrali tra cui Bankitalia, è una tipografia che stampa banconote, e fin qui tutto bene. Dopodiché, invece di cederle al popolo dell'Unione Europea, al prezzo di costo e aggiungendo un minimo margine di utile - il margine che normalmente applicano le tipografie in tutti gli altri casi - le affitta AL VALORE DI FACCIATA più un interesse annuo denominato "tasso di sconto". Ad esempio, una banconota da 100 euro che potrebbe essere ceduta a 0,05 euro, viene a costare alla comunità 102.5 euro. Questo furto si chiama "signoraggio". Gli stati membri dell'UE lasciano pagare ai propri cittadini questo sovrapprezzo tassandoli col cosiddetto "debito pubblico": uconfronti dei truffatori della BCE. Siccome la BCE stampa banconote garantite solo da aria fritta, ne stampa quante ne vuole senza n debito del pubblico nei alcun controllo. La Federal Reserve (la privata banca centrale americana) esagera nella stampa del dollaro, poiché deve anche acquistare le azioni delle multinazionali USA, onde evitare il crollo delle borse americane. Quindi, in Europa, percepiamo un fittizio "aumento" di valore dell'euro rispetto alla valuta americana. In realtà, il meccanismo di stampa "a go go" è proprio quello che innesca l'inflazione. Questo spiega perché, a fronte di progressi nell'economia europea, invece di acquistare valore, l'euro ne perde. Se la moneta deflazionasse, non sarebbero più nemmeno necessarie le lotte sindacali per riadeguare gli stipendi. Questo spiega anche perché, negli anni sessanta, con uno stipendio da operaio si poteva mantenere una famiglia di 4 persone. Il sogno dei padroni privati delle tre principali banche centrali, quella europea, quella americana e quella giapponese (euro, dollaro e yen) è di arrivare ad una unica valuta mondiale in modo da inflazionare a piacimento senza che il pubblico abbia più alcun valore di raffronto. Non si potrà più confrontare il valore relativo dell'euro rispetto alle altre due valute. Questo sistema conduce al fenomeno dell'iperinflazione, un dramma che portò la Germania ad entrare nell'epoca del Nazismo. E' questo che vuole la sinistra opposizione? Ma vediamo, in un modo molto semplificato, come l'intero sistema delle banche, che ruotano intorno alla banca centrale, sia legato a doppio filo alla truffa monetaria. Alle banche normali viene regalato il sistema della riserva frazionaria. Quando il Signor Brambilla versa 100 euro nella sua banca, questa corre a versarli alla banca centrale nel "conto riserve". La banca centrale si affretta ad acquistare titoli del debito pubblico monetarizzando il debito degli stati. Questi ultimi rimborseranno i titoli alla banca centrale tassando i cittadini. Si tratta di amministrazioni statali che ben si guardano dallo spiegare questi meccanismi ai cittadini. A questo punto, la banca del signor Brambilla, con i 100 euro versati a riserva, acquisisce dalla banca centrale il beneplacito di stampare 2.000 (duemila) euro di credito. In questo caso, consideriamo che la riserva frazionaria sia al 5%. Dunque, alla fine dell'anno, il signor Brambilla avrà in conto corrente i suoi cento euro più, diciamo, l'uno per cento d'interesse. La sua banca avrà prestato i 2000 euro creati con la riserva frazionaria chiedendo, diciamo, il 10% d'interesse a vari altri signor Brambilla. Questo meccanismo di creazione dal nulla dei 2000 euro è inflazionario. Mettiamo che, nell'aggregato, si determini una inflazione del 5%. Alla fine dell'anno, il Brambilla avrà 101 euro nominali ma del valore di 95,95 euro a causa dell'inflazione. La banca del Brambilla, da parte sua, avrà 2200 di credito che varranno, sempre considerando l'inflazione, 2.090. Pagati i 101 a Brambilla, Le rimangono 2.099 euro svalutati del 5%. Ma CREATI dal nulla. Se il signor Brambilla INVECE volesse prendere a prestito i 2000 euro creati da aria fritta, dovrebbe dare garanzie alla banca, garanzie REALI, ad esempio immobili, per almeno il 200% dell'importo, ovvero per 4000 euro. Quindi, al primo Brambilla la banca garantisce il deposito di 100 euro con il 5% di riserva frazionaria (5 euro realmente in cassa), mentre, quando lei stessa ne presta duemila, riceve garanzie per 4.000 euro. Questa è la misura del ladrocinio del sistema bancario a riserva frazionaria, che crea ricchezza, per pochi furbi, e la povertà di un popolo per sempre incravattato dal "debito pubblico".

Ma riflettiamo: se un Popolo è Sovrano, perché mai dovrebbe pagare un "signoraggio" alla banca centrale o a chicchessia?
Chi sono i soci privati della Banca d'Italia? Gruppo Intesa (27,2%), Gruppo San Paolo (17,23%), Gruppo Capitalia (11,15%), Gruppo Unicredito (10,97%), Assicurazioni Generali (6,33%), INPS (5%), Banca Carige (3,96%), BNL (2,83%), Monte dei Paschi di Siena (2,50%), Gruppo La Fondiaria (2%), Gruppo Premafin (2%), Cassa di Risparmio di Firenze (1,85%), RAS (1,33%)... e siamo arrivati al 94,35%. E l'altro 5,65% di chi è? Sono tutti debitori del popolo Sovrano, altro che "creditori".

Il batter moneta, come anche il crearsi un esercito, è una prerogativa del Sovrano: del popolo. Come è anche suo diritto il ribellarsi al tiranno. Il diritto economico del Popolo Sovrano è un diritto "inalienabile": non può essere né ceduto né affittato. E' anche uno dei diritti previsti dalla Carta dei Diritti dell'Uomo delle Nazioni Unite, oltreché nel comma 2 dell'Art. 42 della Costituzione.

Tutto quanto sopra detto non può non essere a conoscenza di Romano Prodi, nella sua funzione di autocratico Presidente della Commissione europea dei dodici assenti (i popoli europei), non può non sapere della "truffa del signoraggio".
Essa appare tra le righe di un recente rapporto della sua stessa commissione, del 14 febbraio 2002, intitolato: "Risposte alle sfide della globalizzazione" [SEC(2002) 185, pagine 58 e 59].
"Cari" presidenti, Ciampi e Prodi, non ricordate che il Trattato di Maastricht, dove si "santificava" la truffa della privata Banca Centrale Europea, venne elaborato e concluso proprio a cavallo delle stragi Falcone e Borsellino? Non è che questi ultimi due eroi stessero proprio indagando sulla criminalità bancaria? Forse cominciavano a chiedersi che cosa fosse il requisito di onorabilità: il fatto che, per fare il banchiere, bisogna essere "Uomo d'Onore".
A cosa serve "veramente" il segreto bancario? Non è che, in Sicilia, la gente è talmente disperata che si trova sempre qualcuno pronto ad ammettere che, sì, il vero capo della mafia era proprio lui? Ma quale mafia? Non certo quella che ruota attorno ai soci privati della BCE di Francoforte. E pensare che, quando sopra parlavo dei 100 euro del signor Brambilla, non ho nemmeno incluso le spese annuali di "tenuta conto" trattenute dalla banca - mediamente circa 30 euro - né ho incluso tutti i giorni di valuta rubati, né tutte quelle altre cosucce, tutte quelle piccole truffe che, ogni tanto, riempiono i giornali e la bocca delle varie associazioni dei Consumatori. Associazioni che, acchiappando i topolini, si lasciano troppo spesso sfuggire gli elefanti. Quando mai il vostro bancario di fiducia vi svelasse che il suo stipendio è automaticamente ancorato al tasso REALE di inflazione, saprete ora perché.
In conclusione l'euro di Prodi è la rapina del millennio. Non vi pare?