Politica Italiana: Articoli ad argomentazione socio-politca
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Veltroni Pensionato? Si a 5.216 euro netti al mese a soli 52 anni
Data 18/03/2008

Abbiamo un pensionato candidato alla Presidenza del Consiglio, di chi si tratta? Walter Veltroni.

Pensionati di tutti Italia, uno di voi è candidato alla presidenza del consiglio dei Ministri col PD, Velroni a 52 anni percepisce una pensiona da ex parlamentare da 5.216 euro netti al mese, senza dimenticare lo stipendio da Sindaco di Roma...

Una campagna elettorale in cui ripete di diminuire i costi della politica, dimenticandosi di dire che è uno scandalo che lui percepisce una pensione. Nessun riferimento alle pensioni assurde dei parlamentari sul programma elettorale. Nessun riferimento alla riduzione degli stipendi dei parlamentari.

Una delle sue frasi celebri “Per ridurre i costi dalle politica bisogna partire dalla riduzione dei parlamentari”, non partire dalla immediata riduzione degli stipendi dei parlamentari, non partire dall’abrogazione della legge che consente di percepire una pensione con poco più di 2 anni di parlamento, non partire dall’abolizione delle pensioni che percepiscono i parlamentari con solo un paio di giorni di parlamento (grazie ad una legge che ha consentito di integrare i contributi non versati fino a raggiungere la cifra minima), non partire dalla riduzione dei ministri e dei sottosegretari. Con tutti questi soldi, tra pensione e stipendio da Presidente, Si può fare...
Fonte: http://kwmarco.wordpress.com/2008/03/18/veltroni-pensionato-si-a-5216-euro-netti-al-mese

Veltroni, l'uomo vecchio della politica italiana
Data 18/10/2007

Ricorderete bene che Veltroni essendo stato iscritto per ventuno anni al PCI (iniziò a 15 anni con la Federazione Giovanile), la sua investitura, come quella di Putin, ha ricalcato i vecchi rituali sovietici, con una sorta di invocazione di Fassino dell’eroe, dell’uomo nuovo.
Eh sì, 21 anni da comunista, durante i quali non è si è mai sentito tale, ma non si pensi male,semplicemente l’uomo è un po’ tardo, cioè lento e moderato nelle scelte, infatti ha dichiarato che fin dalla caduta del Muro di Berlino sognava il Partito Democratico, ma nonostante questo ha aspettato 18 anni per farsì nominare capo della nuova creatura, senza fare assolutamente niente di reale per favorirla. Del resto è l’uomo dei sogni, del cinema, del “I care”, cioè del “mi interesso” (il che non vuol dire che faccia qualcosa). Se agisse poi lo si accuserebbe di tradire i suoi ideali.

Agire e fare quello che dice non è cosa per lui, infatti non appena ha deciso l’unica cosa della sua vita, ritirarsi a vita pubblica in Africa (lo aveva promesso giù prima di fare il sindaco di Roma), ha dovuto subito rinnegarla per diventare segretario del PD, ma non vi preoccupate cittadini di Roma nonostante ciò si vada ad aggiungere alle inaugurazioni a cui presenziare, a mostre e festival da presentare, ai libri da scrivere, Veltroni continuerà a non fare niente come sindaco ed intascare lo stipendio perché lui vi rispetta.

Il partito-sogno comunque si è infine avverato, un partito fatto di «Tante culture, tante sensibilità (le ha tutte lui, comunque, per questo non c’è bisogno di correnti), un partito di donne, di ragazzi, di ragazze (governato però da cinquantenni)». Immagina il PD così: «Un partito che sia a fianco degli imprenditori, dei giovani che cercano lavoro, dei meridionali oppressi dall’Antistato». Qui si vede il genio del venditore di fumo, il salto di qualità necessario per passare da post-comunista a democratico, non più quadratura del cerchio, ma ipercubo, la prima è impossibile, il secondo semplicemente non esiste nel mondo reale. Sempre due cose che non possono essere realizzate, ma il cambiamento non è mica da poco.
Se non altro questo rende facile il lavoro dei giornalisti che devono riassumere le parole di Veltroni: «Tutto. Il suo contrario».

In massima parte i concetti sensati espressi da Veltroni sono al livello del buon senso comune, il che è sicuramente un incredibile miglioramento rispetto a prima, ma non è granché in senso assoluto.
In compenso un ipotetico programma di Veltroni sarebbe ancora peggiore di quello di Prodi, lungo uguale, meno spaventoso, ma ancor più vago ed etereo.
Inoltre, è ammissibile cambiare idea, presentarsi dopo una vita di politica nella sinistra come un uomo nuovo di centrosinistra, chiedere scusa, ammettere di aver sbagliato e sfruttare la propria esperienza come guida. Sarebbe ammissibile e con quello stile patetico tipico del personaggio sarebbe anche proficuo in termini elettorali, probabilmente. Cioè che non è, invece, accettabile è far finta di essere qualcun altro, rinnegare sé stessi, darà fastidio alla sinistra e non piacerà agli altri, che non vogliono essere considerati degli idioti.

Fonte: http://www.thumbria.com


BERLUSCONI: VELTRONI POLITICAMENTE MOLTO PIU' VECCHIO DI ME


(ASCA) - Roma, 12 feb 2008 - La candidatura di Walter Veltroni a premier non rappresenta di certo una novita' nel panorama politico italiano.
Ne e' convinto il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, che a Porta a porta sottolinea come il sindaco di Roma sia ''politicamente molto piu' vecchio di me''. ''Io sono entrato in politica da 14 anni, lui vi e' da piu' di 30 anni'', aggiunge il cavaliere, che ha da ridire anche sul vicesegretario del partito democratico: ''Il giovane Franceschini e' in politica da 28 anni''.
L'ex premier si dice infine ''non affatto preoccupato'' per la campagna elettorale, ''perche' credo che questo governo di sinistra (guidato da Romano Prodi e dal partito Democratico) abbia operato in modo tale da convincere gli elettori adesso a votare per noi''.

 

Il Papa al sindaco Veltroni: «A Roma gravissimo degrado»

 
11 gennaio 2008 - Un «gravissimo degrado» che si estende ormai anche oltre le periferie di Roma. Attacchi «minacciosi e insistenti» alla famiglia. Una «emergenza educativa» e una «drammatica» situazione per gli ospedali cattolici. È questo, in sintesi, il poco rassicurante affresco tratteggiato da Papa Benedetto XVI su Roma, la città di cui egli è vescovo, ricevendo in Vaticano, come ogni anno, la rappresentanza degli amministratori della capitale e del Lazio guidata dal sindaco di Roma Walter Veltroni, dal presidente della Provincia Enrico Gasbarra e dal presidente della Regione Pietro Marrazzo.

Il Pontefice aveva già denunciato - il 31 dicembre scorso - alla presenza di Veltroni, il «deficit di speranza e di fiducia» della capitale. Questa volta è tornato sull'argomento in maniera più estetsa: partendo dall'evento tragico dell'uccisione, a Tor di Quinto, di Giovanna Reggiani, il Papa ha sottolineato che la cittadinanza di Roma si è trovata bruscamente di fronte al «problema non solo della sicurezza, ma anche del gravissimo degrado di alcune aree di Roma». Più in generale, il Papa ha messo in luce che la povertà «aumenta soprattutto nelle grandi periferie urbane, ma comincia ad essere presente anche in altri contesti e situazioni, che sembravano esserne al riparo».

A poche settimane dal dibattito sul registro delle unioni civili, poi, il Papa ha levato la sua voce per ribadire la necessità di un impegno primario nei confronti della famiglia tradizionale - «Vediamo ogni giorno, purtroppo, quanto siano insistenti e minacciosi gli attacchi e le incomprensioni nei confronti di questa fondamentale realtà umana e sociale», ha detto - non risparmiando attacchi ai progetti di legalizzazione delle coppie di fatto, per via legislativa o amministrativa. «È quanto necessario - ha affermato Benedetto XVI - che le pubbliche amministrazioni non assecondino simili tendenze negative, ma al contrario offrano alle famiglie un sostegno convinto e concreto, nella certezza di operare così per il bene comune».

Poi il Papa ha chiesto sostegno per far fronte a quella che ha chiamato «emergenza educativa», e ha speso la sua voce per denunciare i tagli agli ospedali cattolici, già denunciati da strutture come il Policlinico Gemelli e il Bambino Gesù. «Sappiamo bene quanto siano gravi le difficoltà che deve affrontare nell'ambito della sanità la Regione Lazio - ha detto il Pontefice - ma dobbiamo ugualmente constatare come sia non di rado drammatica la situazione delle strutture sanitarie cattoliche, anche assai prestigiose e di riconosciuta eccellenza nazionale", ha detto.

Il sindaco di Roma ha replicato al Pontefice dicendo che gli amminstratori locali lavorano «per far sì che a Roma le luci del diffuso benessere di questa parte del pianeta non conducano a dimenticare il disagio di tanti, il dolore degli invisibili, la disperazione di chi vive ai margini, ma anche le paure e le difficoltà di molte famiglie dove lo stipendio non basta ad arrivare alla fine del mese, dei giovani che devono misurare il loro sogno di sposarsi e avere dei figli con la realtà dei prezzi di una casa o con l'insufficienza dei servizi», mentre il presidente della regione Marrazzo, pur ribadendo la necessità di ridurre le spese della sanità pubblica aha garantito che gli ospedali di matrice cattolica non saranno penalizzati. Marrazzo ha anche detto di avere parlato con il Pontefice dell'emergenza rifiuti di Napoli, ricevendo dal Papa apprezzamento per l'impegno della regione Lazio nel soccorso alla vicina Campania.

Commentando le parole del Papa agli amministratori locali numerosi esponenti politici del centrodestra (Francesco Giro, Mario Baccini, Riccardo Pedrizzi e altri) hanno sottolineato come queste siano state un un messaggio «netto e chiaro» all'indirizzo di Walter Veltroni; dal centrosinistra, pur confermando le difficoltà di amministrare una città grande e complessa come Roma, un invito invece a non strumentalizzare le parole di Ratzinger a meri fini politici, mentre il quotidiano cattolico "Avvenire", in un editoriale, invita a non collocare le parole del Pontefice fuori dal loro contesto connotandole in maniera politica: «Si tratta di un nuovo lucido e appassionato atto d'amore del Papa per la città di cui è vescovo». (M. Do.)
Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2008/01/papa-amministratori-lazio.shtml